Il Fatto

Il punto di vista di un parente

Milano, domenica 14 ottobre 2001

Quel lunedì 8 ottobre '01.

Buongiorno all'Italia,
certo la mia firma non vale né quanto quella della Fallaci né quanto quella della Maraini, io sono semplicemente Giorgio Picciriello.
Chi sono? Sono il fratello di Agostino, una delle vittime coinvolte nell'immane tragedia di Linate e con la presente non voglio fare un atto di denuncia, ma una semplice cronistoria di ciò che ha vissuto la mia famiglia e le famiglie di altre vittime del disastro. Quella mattina, quella maledetta mattina, alle 8.10 mentre io stavo facendo colazione si consumava questa tragedia: una mattina come tante, l'inizio di un nuovo giorno, di una nuova settimana IO STAVO BEVENDO IL TE' E MIO FRATELLO STAVA MORENDO.
Mia madre quella mattina era preoccupata per la guerra scoppiata il giorno prima ed ha acceso la televisione per sapere le novità, ripensandoci ora era mio fratello che ci chiamava, voleva che sapessimo, ci voleva vicini, forse era già tra noi.
Tra le notizie della guerra sentiamo: "incidente a Linate, ci possono essere dei feriti".
Mio fratello doveva partire da Linate o da Malpensa? Ieri a pranzo cosa ci aveva detto? Non ce lo ricordiamo. Immediatamente telefoniamo a mia cognata ma il telefono è occupato. Mia mamma velocemente si veste e si precipita a casa loro, abitiamo così vicino, 150 metri, un attimo per raggiungerla.
Mia moglie finalmente, perché talvolta i secondi durano un'eternità, riesce a sentire l'aeroporto, chiede a riguardo del volo SAS per Copenaghen delle 7,35, la risposta è: "Signora il volo della SAS per Copenaghen è partito regolarmente". L'incidente con dei feriti fortunatamente non ci riguarda, continuiamo ad ascoltare ancora. Telelombardia sta già parlando dell'incidente, telefonate in diretta: mi ricordo di una mamma che ha telefonato dicendo che l'ha chiamata il figlio in partenza per l'Inghilterra e le ha detto di non preoccuparsi perché non era il suo volo, quindi la signora ripeteva al giornalista che non c'era da preoccuparsi, peccato che non pensava che l'incidente non aveva toccato lei, ma altre persone si e quindi la preoccupazione doveva esserci eccome.
Che fare? Sono già in ritardo, il volo non è quello di mio fratello, ce l'hanno comunicato dall'aeroporto, vado in ufficio. Corro fino al tram, lo vedo arrivare, di solito lo aspetto ma quel giorno è già lì, mi sta aspettando, salgo e mi dirigo verso l'ufficio. Mio fratello stava morendo e mi chiamava, dall'aeroporto ci avevano detto che non era il suo volo ma io sentivo in me che lui era coinvolto, ma no sono solo miei pensieri. Squilla il telefono, mia moglie mi dice che si tratta del volo di mio fratello. Scendo dal tram devo correre a Linate. Chiamo i miei colleghi d'ufficio: "controllate su internet cosa è successo a Linate su quell'aereo c'è mio fratello". Prendo al volo un tram per tornare a casa.
I miei amici mi telefonano: "Giorgio, l'aereo coinvolto è quello, ma qui si parla dei feriti, si tratta di uno scontro con una aereo privato, probabilmente i feriti sono quelli a bordo dell'aereo piccolo". Telefono a mia moglie, "sono quasi arrivato scendete". Si parla già dei primi morti, delle persone a bordo del velivolo piccolo. Arrivo, mia moglie, mia mamma e mia cognata, la moglie del mio unico fratello, sono già lì accanto alla macchina. Corriamo verso Linate ma ci sembra di non arrivare mai, sono le 9,20, arriviamo dinanzi all'aeroporto, ma un vigile urbano ci vieta l'accesso, "Senta mio fratello è a bordo dell'aereo della SAS" e lui "da qui non si passa, si diriga verso lo scalo merci". Proviamo dall'ingresso scalo merci ma la scena si ripete "da qui non si passa". Parcheggio la macchina e ci dirigiamo ansiosi a piedi verso l'aeroporto.
Correndo penso: ma i vigili non dovrebbero essere al servizio dei cittadini? Se non ricevono un ordine da qualcuno non riescono neanche a prendere una decisione che potrebbe fargli meritare la divisa che indossano!
Raggiungiamo l'aeroporto, arriviamo nel settore partenze internazionali, sono le 9.45, scorgiamo il banco informazioni, chiedo a riguardo dell'incidente, la signorina non sa nulla e mi dice "provi a chiedere in fondo a sinistra vicino al banco della British", andiamo in quella direzione, ma la signorina presente al banco ne sa meno dell'altra. Provo a chiedere ad un'altra persona la quale mi dice "provi al banco della SAS". Giunti al Check-in della SAS non troviamo nessuno, chiedo a delle hostess di terra di un'altra compagnia le quali chiamano una responsabile della SAS. La signora arriva e ci porta in una prima sala, poi comunica con una sua collega la quale le dice "no portali in quest'altra sala", e cosi ci spostiamo ancora. Arriviamo in quest'altra sala e iniziamo a chiedere informazioni, ma le hostess non sanno o non dicono nulla. Diamo i dati di mio fratello e loro "vi avvisiamo appena sappiamo qualcosa".
Intanto iniziano ad arrivare i familiari delle altre Vittime. Passano i secondi, i minuti, le ore, non si sa nulla. Accendo il televisore della sala, lo sintonizzo su Telelombardia e sento "Non parliamo più di un incidente a Linate ma del Disastro" e fanno vedere le prime immagini. Continuo a chiedere informazioni a delle hostess, è possibile che sono a Linate, quindi al posto, sono il fratello di una delle persone a bordo dell'aereo della SAS e devo essere informato dalla televisione? Risposta: "i giornalisti sono delle iene, inventano, amplificano, anzi consigliamo di spegnere la televisione" ecco cosa ci hanno detto. Io ho detto NO, in questi casi meglio le iene degli scarafaggi che preferiscono scappare e nascondersi.
Passa ancora altro tempo, giunge un medico insieme ad un responsabile dei pompieri impegnati nei soccorsi, siamo tutti attorno a loro e cosa ci dicono "c'e stato un incidente, l'aereo ha battuto prima contro un aereo privato e poi contro il deposito bagagli, si è piegata la parte anteriore, stiamo aprendolo come si fa con un apriscatole, non preoccupatevi a presto altre notizie".
Mio padre, mio padre era presso un cliente lui si occupa della certificazione di qualità, era fuori Milano, dovevo avvisarlo io, chi altro poteva. Chiamo, "dimmi Giorgio", "papà , papà, l'aereo di Linate è quello di Tino" "Noooooooooooo noooooooo" "papà non ti preoccupare sarà ferito, vuoi che ti venga a prendere io?" "No, no torno piano piano".
Mia mamma stava malissimo, voleva tornare a casa per esserci prima del mio papà. Abbiamo chiesto un taxi per la prima, la seconda, la terza volta chiedevamo al carabiniere, al maresciallo, al capitano, a tutti, ma la risposta: "qui è tutto bloccato i taxi non passano", ma dove vengono reclutate queste persone qui presenti, sono solo dei corpi che portano a spasso una divisa?
Finalmente una persona dell'aeroporto si prende carico di far arrivare una macchina per accompagnare mia mamma a casa, e dopo lei mi ha raccontato di aver chiesto alla persona che l'accompagnava "mi dica io sono la mamma di uno dei passeggeri" e questa persona le ha risposto "oh signora cosa mi sta dicendo, lei è la mamma, signora coraggio".
E l'attesa continua.
Arriva il presidente dell'aeroporto, "Silenzio, silenzio sentiamo notizie" ci diciamo tra noi, e lui: "Signori l'incidente è avvenuto in questo modo, l'aereo ha colpito un aereo privato dopodiché e è andato a sbattere contro il deposito bagagli. Al momento abbiamo estratto le prime vittime, risultano essere morte per trauma e ciò fa ben sperare di trovare molti ancora in vita." Io alzo il braccio e chiedo "Scusi ma l'aereo ha preso fuoco?" risposta "Assolutamente NO", bene almeno questo e poi chiedo ancora "ma perché era in ritardo? Era per la nebbia? E perché l'avete fatto partire se non si era completamente sicuri?" risposta "non c'era nebbia", ma ripensandoci adesso mi chiedo come si è permesso a dar speranza a così tante persone, tante mogli, mamme, padri, fratelli ed amici di persone già morte, come si è permesso, come si può fare una cosa del genere? Non posso ritenerlo una persona ma un semplice elemento visto che una persona priva di umanità non posso considerarla umana.
Attendiamo ancora.
Ritorna il presidente, "allora signori abbiamo allestito dei pullman navetta per l'hangar militare in modo da trasferirvi tutti lì e darci informazioni. Per salire sul pullman vogliono vedere le carte d'identità, massimo 2 o 3 familiari per persona. Per fortuna presto si rendono conto che non è il caso di chiedere i documenti. Siamo nel 2001 siamo in un paese civile, mi sembra tutto così assurdo già in quel momento ed ancor più ora che scrivo e ripercorro quegli istanti. Saliamo sul pullman, siamo tra i primi a salire, mia cognata la moglie di Agostino, mia moglie ed io. Arriviamo al circolo ufficiali dell'aviazione militare, entriamo e qui il medico legale in mezzo a noi, primi parenti scesi dal pullman inizia a chiedere: "signori avete portato uno spazzolino, una radiografia preferibilmente dei denti". Non capiamo, cosa ci sta dicendo. Qualcuno gli chiede, ma quanti sono i feriti? Nessuno ci ha detto nulla, "ma signori sono tutti morti". Sono crollato, i nervi mi sono saltati, possibile che nessuno e ripeto nessuno ci ha detto nulla ed apprendiamo della morte dei nostri cari in questo modo "avete uno spazzolino una radiografia". Sono infuriato ho gridato, gli ho detto di vergognarsi mi sono sfogato con dei poliziotti "chi è quella persona chi l'ha messa lì". Loro mi hanno detto "ha ragione non è modo di dare una simile notizia". Col senno di poi certo non era lui che doveva informarci della tragedia, lui è il medico legale ma chi si è sottratto al suo dovere, qualcuno ci avrebbe dovuto avvisare.
Il circolo si compone di 2 sale, una a piano terra e l'altra al primo piano come una terrazza sulla sottostante. Decidono di far salire al piano superiore una o 2 famiglie per volta per raccogliere le informazioni sugli effetti personali, siamo la 3 famiglia a salire. Prendono un foglio bianco ed iniziano a scrivere i primi dati ma si rendono conto di non sapere neanche le informazioni da chiedere. Gli dico "signori come è possibile tutto ciò, datemi un computer, una stampante e creiamo un modulo, lo stampiamo e fotocopiamo". Come è possibile che non ci sia un piano, una procedura, e che caspita qui cascano tutti dalle nuvole?
Nel frattempo arriva il secondo pullman di parenti delle vittime e la scena si ripete, "lo spazzolino le radiografie …." Urla e lacrime.
Arriva il Cardinale Martini si ferma a metà scala, io lo vedo dall'alto sono a 5 metri da lui. Recita un Padre Nostro al quale tento di unirmi, ma c'è un altro elemento, di quelli che dovrebbero raccogliere le informazioni che continua a sbraitare al telefono, gli dico di smetterla ma lui nulla, dico ad un carabiniere di farlo tacere ed il carabiniere gli dice "per favore silenzio" ma lui manda a quel paese me il carabiniere ed il Cardinale. Cosa può interessare delle Vittime ad una persona del genere! Chi gli ha dato compiti e funzioni in questi frangenti?
Compiliamo i moduli insieme ad una dottoressa, che vestito indossava, colore marca, la camicia la cravatta, le scarpe, gli occhiali, ecc…
Finiamo di compilare il questionario e chiediamo informazioni sui riconosciuti, solo 4 sono stati riconosciuti.
Che facciamo aspettiamo ancora. L'assistenza? "Volete un succo di frutta, un panino?" e talvolta si avvicinava qualcuno "perché piange? Da dove arriva?" Non rispondiamo. Nulla, nulla non si sa altro. Decidiamo di ritornare a casa, ci riaccompagnano all'aeroporto partenze internazionali e a piedi torniamo alla macchina. Quella strada che all'andata abbiamo percorso carichi di speranza ora la percorriamo distrutti dal dolore.
Perché ci hanno preso in giro così? Che cambiava a dirci la verità, avremmo pregato per i nostri cari nel momento della loro fine, PERCHE'?
Torniamo a casa, tutto sembra così diverso, strano, è come se mio fratello fosse partito per uno dei suoi frequenti viaggi di lavoro, è quindi tornerà presto, ma sappiamo anche se non lo sentiamo che non sarà così.
Iniziamo a telefonare per sapere informazioni su quanti sono i riconosciuti, ma oltre al rimbalzo di telefonate il numero si ferma ancora a 4. Il telefono inizia a squillare, i parenti cominciamo a telefonare …….
Mi raggiunge un mio amico, andiamo all'istituto di medicina legale come ci era stato detto di fare per consegnare delle radiografie e delle foto di mio fratello. Anche qui arriviamo per primi, cercano il responsabile per la raccolta di questa documentazione, aspettiamo, ci raggiunge prima una dottoressa e poi un dottore, raccolgono ulteriori dati consegniamo le radiografie e le foto di mio fratello, e poi ci danno dei tamponi per l'eventuale esame del DNA, per prelevare delle cellule dai miei genitori. E facciamo anche questo. Riportiamo i tamponi ed io chiedo al dottore riguardo ai tempi per il riconoscimento, la risposta "se dobbiamo arrivare al DNA sicuramente oltre un mese".
Come resistere un mese in questo modo, chi ci darà la forza? Dio mio aiutaci almeno in questo.
Ci rechiamo in via Ponzio all'obitorio, qui ci sono diversi furgoni che scaricano dei contenitori, sono piuttosto piccoli e chiusi ermeticamente, lì dentro, in uno di quelli sento che c'è mio fratello.
Chiediamo informazioni ad alcuni vigili in servizio lì dinanzi, sono molto gentili, si informano presso l'obitorio sui riconoscimenti ma nessuna novità.
Ci dicono dell'unità di crisi della Prefettura di Milano, andiamo lì, sentiamo se c'è qualcosa di nuovo. Chiediamo in Prefettura, si l'unità di crisi c'è ma non è per il pubblico. Una signora molto gentile esce dalla sala e ci aggiorna sul numero dei riconosciuti se non ricordo male sono 28, ma mio fratello non è tra questi, non può dirci altro. Torniamo a Linate, è tardi non sanno nulla di nuovo, ci riaccompagnano all'hangar, sono pochi i parenti ancora presenti, nessuna novità, hanno smesso di estrarre i corpi, li hanno estratti quasi tutti.
Si vedono solo tante divise Poliziotti e Carabinieri tanti ma davvero tanti e quante stelle e binari ma che stanno a fare lì? Parlano tra loro scherzano, fa freschino ecc.. Chiediamo di tornare a Linate.
Torniamo a casa sono distrutto, la testa mi scoppia.
E' finito il lunedì.
Quel giorno iniziato con la nebbia è finito come tutti con le tenebre, solo lunedì c'era la maledetta nebbia, tutti i giorni seguenti si sono aperti con un sole luminosissimo!
Che dire oggi, siamo ancora senza notizie sul corpo di mio fratello, e dai giornali apprendo che era seduto sul sedile 22a, quindi in coda, vedo la foto della coda dell'aereo tutta distrutta e staccata dal resto dell'aereo, lì dentro c'è mio fratello. Leggo che il PM Gravina ha visto le ultime 11 file di passeggeri dell'aereo e tutti sono carbonizzati. Leggo anche che i pompieri sono intervenuti 2 ore dopo lo scoppio dell'incendio, ma perché hanno aspettato tanto, in America i pompieri sono intervenuti immediatamente, sono morti anche loro ma hanno provato a salvare le vittime di quell'altro disastro che almeno ha un colpevole. Questo ha fatto di loro dei veri Eroi.
L'unica speranza che ho e che la morte li abbia colti senza farli soffrire, tutto in un attimo, spero solo questo.
Io ogni notte passo ore e ore a pensare a immaginare cosa hanno provato i passeggeri, quante volte anche io mi sono seduto nelle ultime file, sentire il rumore dei motori aumentare, la spinta che si fa fortissima, a un certo punto non si sentono più le ruote e ci si sente per un attimo schiacciati nel sedile, ed in quell'attimo sicuramente un rumore fortissimo, poi la punta che si abbassa, urla grida, si è sbattuti da ogni parte, l'aereo si spezza, salta un motore, leggo 15 secondi, sono eterni, striscia sulla pista si abbatte nell'hangar, ancora vivi, ma arrivano le fiamme e tutto finisce. Forse avevano paura che scoppiassero i serbatoi, e si tenevano lontani, ma anche in America c'erano dei rischi, li hanno corsi, è andata male anche lì. Ma lì c'erano degli Eroi.
Oggi sabato 13 ottobre 2001 siamo andati in Duomo per la Messa in suffragio delle vittime del disastro, ho accompagnato i miei genitori e parenti dinanzi all'ingresso dell'Arcivescovato. "Parcheggio la macchina e vi raggiungo subito". L'organizzazione all'esterno ha previsto dei posti per le auto dei familiari. Sono le 9.20 entro nell'Arcivescovato, i mie zii mi dicono "Giorgio i tuoi sono entrati nella cripta, devi raggiungerli", l'organizzazione ha previsto dei posti per i parenti più prossimi, gli altri saranno portati nelle navate. Mi incammino per entrare ma subito vengo fermato. "Chi è lei?" "Sono il fratello di Agostino Picciriello, devo raggiungere i miei genitori nella cripta". Una signora dell'organizzazione "Ascolti signore abbiamo dei problemi con i posti" "E' una vergogna, mi faccia accompagnare subito alla cripta" e pensare che da giorni avevamo comunicato la nostra presenza. Chiama il suo responsabile al quale dico che devo necessariamente raggiungere i miei genitori e lui "ma quanti fratelli siete?". Cosa rispondergli, non merita risposta.
Siamo tutti nella cripta, arriva il Presidente della Repubblica, saluta tutti, uno per uno, scambia delle parole con noi, arriva vicino a me "Presidente lei è a capo dello Stato che ha permesso tutto questo, ci stia vicino e si impegni a far emergere la verità" e lui "Si, si certo".
Ed ora spostiamoci tutti in Chiesa, arriviamo dinanzi all'altare cerchiamo i posti ma sono tutti occupati, ci dicono raggiungete gli altri parenti, forse vicino a loro ci sono dei posti.
Quella che ho chiamato organizzazione come ha fatto a dimenticare di riservare i posti per i parenti più prossimi? Mogli, madri, padri, figli, fratelli, sorelle, non abbiamo dove sederci, quei pochi posti vuoti nelle file centrali sono riservati. Troviamo posto sul lato sinistro dell'altare, dietro molto dietro.
Ma la Messa non era per le vittime e le loro famiglie? Che ci facevano in prima fila oltre al Presidente della Repubblica ed i vertici politici, tutti i presidenti delle varie società, tante divise, croce rossa, pompieri ecc. tutti erano lì tutti i primi posti erano per loro e noi dietro o di lato alla ricerca di un posto, non c'era posto per noi. La Messa celebrata dal Cardinale Martini mi ha toccato molto, solo una cosa è mancata, perché non nominare una per una le vittime del disastro? Loro se lo meritavano, tutti eravamo lì per loro, almeno le offerte potevamo portarle noi, ma fa più scena e notizia se in prima fila ci sono loro. Che disgusto!
Anche il Vangelo ha parole per loro, i primi posti erano per i farisei.
Dopo la Celebrazione il Cardinale ha salutato tutte le famiglie, parole di conforto, sono molto importanti per noi in questi momenti, abbiamo chiesto di sollecitare per il riconoscimento dei corpi.
Lunedì 15 Agostino compie 38 anni. Ci raccoglieremo nella nostra parrocchia, tutti per lui.
Ed ora sono di nuovo a casa, sia nella sua che nella nostra dimora lui ci fa sentire che è tra noi e lo sarà per sempre, tutto parla di lui. Il suo enorme e meraviglioso acquario, tutti gli oggetti che ha portato dai viaggi con la moglie, l'hanno costruita ed arredata con un gusto che ogni volta che entro ne resto incantato.
Siamo stati sempre insieme. Noi abitiamo a 150 metri di distanza, siamo così uniti, fino a domenica pomeriggio siamo stati tutti insieme, si scherzava come al solito, lui aveva il suo portatile e ci ha mostrato la presentazione che il giorno dopo doveva fare in Svezia, mia mamma gli diceva hai sentito della guerra, non partire, rimanda.
E il Comune di Milano, il Sindaco? Niente, nulla, dove sono, nemmeno una telefonata, una parola. Abitiamo in Milano, una città civile! Forse è la legge dei grandi numeri, ma i grandi numeri producono anche "grandi soldi", e quindi servizi, ma per noi il nulla.
Che dire di mio fratello, era unico. Dico unico, ma certo io sono il fratello, ma ora conoscendo gli amici, i colleghi tutti mi ripetono lo stesso "era è e sarà per sempre unico". "Nel lavoro ci aiutava, se gli chiedevamo qualcosa era sempre disponibilissimo, sempre presente, sempre in prima linea, non ha mai fatto il superiore".
Quando mi lamentavo del mio lavoro poco entusiasmante, sono passato dall'IBM al pubblico impiego, lui mi diceva "non ti preoccupare, prima o poi troverai la strada" aveva in mente qualcosa anche per me?
Lui come mio padre e me ce l'aveva fatta da solo. Tutti noi non abbiamo mai e ripeto mai avuto piaceri, favori e raccomandazioni, tutto quello che abbiamo avuto, l'abbiamo avuto meritandolo e lavorando, e quando ci trovavamo davanti qualcuno messo lì non per meriti, non c'era problema con le qualità e le capacità si sarebbe andati molto oltre. Ma per mia sfortuna nel pubblico impiego anche questo non funziona né basta.
Laureato in ingegneria elettronica al Politecnico di Torino in meno di 5 anni, lui non sapeva cosa significasse sbagliare un esame, è venuto a Milano ed ha lavorato all'Italtel per diversi anni e poi e fino ad oggi alla Ericsson Lab, punta di diamante nel campo delle telecomunicazioni, come strategic product manager a livello internazionale. Tra l'altro teneva seminari al Politecnico, è stato relatore per diversi studenti. Viaggiava, viaggiava molto per lavoro, Svezia, Stati Uniti, Inghilterra e in molti altri posti.
Brillantissimo sul lavoro, pieno di energia, trainante, un asso, e ben lo sapevano alla Ericsson dove hanno saputo e potuto apprezzarlo e continuano a farlo standoci vicino, e lui li ricambiava più che adeguatamente, perché dava loro davvero tanto fino a dargli la vita.

Agostino sarai per sempre con noi.
Tuo fratello Giorgio